1968: Casa Barranco (Italia)

Nombre del espectáculo: CASA BARRANCO
Fecha de estreno: 1968

REPARTO
La cuoca: ELVIRA CORTESE
Un ragazzo: GIANNI DI TRAPANI
Donna Maria: PAOLA BORBONI
Carmen: VIOLETTA CHIARINI
Manuela: ISA DANIELI
Pepa: LILY TIRINNANZI
Signorina Rosario: ZUMA SPINELLI
Morales: ALESSANDRO NINCHI
Castro: SANDRO PELLEGRINI
Petrona: PATRIZIA DE CLARA
Linares: ARNALDO NINCHI
Rocamora: ATILIO CUCARI
Barroso: NINO SCARDINA
Gennaro: FRANCESCO CENSI
Perez: CLAUDIO DE DAVIDE

Autore: Gregorio de Laferrere
Taduzione e adattamento: Mario Russo, Daniele Tedeschi, Cecilio Madanes
Bozzetti Scena: MIGUEL ANGEL LUMALDO
Bozzetti Costumi: EDUARDO LERCHUNDI
Direttore Palcoscenico: DOMENICO IACOMINI
Rammentatore: CARLO CASTELLANI
Sarta: FLORA LAURETI
Attrezzature Elettriche: SERGIO GUAZZOTTI
Scenografia: Ditta PACCE
Costruzione Palcoscenico e Platea: Ditta ROMUALDI
Costumi: Ditta FARANI
Parrucche: Ditta ROCCHETTI
Calzature: Ditta POMPEI
Assistenza alla Regia: CLAUDIO DE DAVIDE
Ambientazione: FEDERICO BROOK

Regia
CECILIO MADANES
Creatore del Teatro CAMINITO di Buenos Aires

lo spettacolo è presentato sotto gli auspici di
MINISTERO DEL TURISMO E DELLO SPETTACOLO
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI DELLA REPUBBLICA ARGENTINA
AMBASCIATA ARGENTINA IN ITALIA
ISTITUTO ITALO LATINO-AMERICANO
COMUNE DI ROMA

SALA
Piazzale di Porta San Pancrazio
Roma, Italia

 

«CASA BARRANCO»
2 tempi di Gregorio de LAFERRÉRE

Traduzione e adattamento di Mario Russo, Daniele Tedeschi, Cecilio Madanes

Personaggi e interpeti per ordine di entrata in scena

La cuoca: ELVIRA CORTESE
Un ragazzo: GIANNI DI TRAPANI
Donna Maria: PAOLA BORBONI
Carmen: VIOLETTA CHIARINI
Manuela: ISA DANIELI
Pepa: LILY TIRINNANZI
Signorina Rosario: ZUMA SPINELLI
Morales: ALESSANDRO NINCHI
Castro: SANDRO PELLEGRINI
Petrona: PATRIZIA DE CLARA
Linares: ARNALDO NINCHI
Rocamora: ATTILIO CUCARI
Barroso: NINO SCARDINA
Gennaro: FRANCESCO CENSI
Perez: CLAUDIO DE DAVIDE

Bozzetti Scena: MIGUEL ANGEL LUMALDO
Bozzetti Costumi: EDUARDO LERCHUNDI

Direttore Palcoscenico: DOMENICO IACOMINI
Rammentatore: CARLO CASTELLANI
Sarta: FLORA LAURETI
Attrezzature Elettriche: SERGIO GUAZZOTTI
Scenografia: Ditta PACE
Costruzione Palcoscenico e Platea: Ditta ROMUALDI
Costumi: Ditta FARANI
Parrucche: Ditta ROCCHETTI
Calzature: Ditta POMPEI
Assistenza alla Regia: CLAUDIO DE DAVIDE
Ambientazione: FEDERICO BROOK

Regia di CECILIO MADANES
Creatore del Teatro Caminito di Buenos Aires

 

Presenta: «CASA BARRANCO»
di Gregorio de LAFERRÈRE

(Traduzione e adattamento di Mario Russo, Daniele Tedeschi, Cecilio Madanes)

Lo Spettacolo è presentato sotto gli auspici di:
MINISTERO DEL TURISMO E DELLO SPETTACOLO
MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI DELLA REPUBBLICA ARGENTINA
AMBASCIATA ARGENTINA IN ITALIA
ISTITUTO ITALO LATINO-AMERICANO
COMUNE DI ROMA

 

Nato a Buenos Aires nel 1867 ed ivi morto nel 1913, Gregorio de Laferrère presenta nel 1908 con grande successo Casa Barranco, commedia in quattro atti, con cui fornirà agli autori argentini modelli sperimentati di ambienti, tipi e caratteri che essi ripeteranno all’infinito.

In essa si riscontrano, in rara comunione, una serie di elementi individuali e sociali direttamente osservati nell’immediata realtà del momento di transizione vissuto dalla società argentina agli inizi del secolo.

L’ambiente in cui Laferrère fa muovere i personaggi di quasi tutte le sue opere è quello del ceto medio, di una borghesia agiata o in decadenza. Le case benestanti appaiono confortevoll, accudite da una servitù sollecita, fedele, parte integrante della famiglia; affiorano, qua e là, residui o forse solo apparenze, di un patriarcalismo che va scomparendo; nel personaggi giovani non vi è alcuna inquietudine per i gravi problemi. Solo giovialità, facilità allo scherzo, frivolezza da vaudeville…

Quando ci presenta famiglie economicamente dissestate come ne Casa Barranco. Laferrère sfrutta l’effetto tragicomico risultante dalla preoccupazione di salvare le apparenze, di nascondere ad ogni costo la bancarotta senza risparmio di precauzioni o trucchi.

Quando l’amblente è tale le commedie risultanto plene di realismo, l’osservazione ne ritma l’azione al limiti del grottesco, come accade per Donna Maria Barranco, madre e pronuba a un tempo.

Glustamente si può affermare che il personagglo di Mamma Barranco, è la grande creazione di Laferrère, costituendo modello Insuperabile di semplicità, di verità, di graziosa freschezza.

All’indomani della prima rappresentazione, avvenuta il 24 aprile 1908, Juan Pablo Echagüe scriveva su La Nación:

– A mio parere questa commedia, feri sera rappresentata dalla compagnia del Moderno, è la migliore di quante fino ad oggi Gregorio de Laferrère ha dato alle scene-.

E concludeva l’articolo con questo giudizio:

– La commedia di Laferrère è una lunga risata bagnata nel finale da una lagrima. No Casa Barranco, sia nell’ambientazione, che nell’Intimo dramma dell’autoritaria vedova, si insinua un anticipazione di grottesco-.

E’ da notare che se le prime opere di Laferrère rivelavano un naturale talento teatrale, Casa Barranco – vi è in più la compiutezza del perfezionamento tecnico, nella progressiva creazione di un clima dietro il quale il riso provocato da questo o quel personaggio, da questa o quella situazione, soffoca l’angoscia e l’amarazza di fronte allo scontro di due mondi, di due diverse sensibilità, come quelle di Donna María, madre intemperante, e di sua figlia Carmen; carica di distruttivo egoismo materno e Incompresione, la prima; di conflitti tra il dovere fillale e le aspirazioni a una vita decorosa e felice, l’altra.

Rocamora, Barroso, Pepa, della galleria drammatica di Laferrère, appaiono sulla scena autentici esseri umani ma anche per la plasticità e conseguenza si vanno armonicamente svolgendo lungo i 2 tempi dell’opera.

 

TRADUCCIÓN

Nacido en Buenos Aires en 1867 y muerto allí en 1913, Gregorio de Laferrère presentó con gran éxito Casa Barranco en 1908, una comedia en cuatro actos, con la que proporcionaría a los autores argentinos modelos experimentados de ambientes, tipos y personajes que repetirían sin cesar.

En él encontramos, en rara comunión, una serie de elementos individuales y sociales directamente observados en la realidad inmediata del momento de transición vivido por la sociedad argentina de principios de siglo.

El entorno en el que Laferrère hace que los personajes de casi todas sus obras se muevan es el de la clase media, de una burguesía adinerada o decadente. Las casas adineradas parecen cómodas, atendidas por un sirviente solícito, fiel, parte integrante de la familia; aquí y allá, surgen residuos o quizás sólo apariencias, de un patriarcado que está desapareciendo; en los personajes jóvenes no hay preocupación por problemas serios. Sólo jovialidad, facilidad para bromear, frivolidad de vodevil…

Cuando presenta familias con problemas económicos como en Casa Barranco, Laferrère explota el efecto tragicómico derivado de la preocupación para mantener las apariencias, para disimular la quiebra a toda costa sin escatimar precauciones ni trucos.

Cuando el ambiente es tal que resultan las comedias llenas de realismo, la observación rítmica la acción hasta el límite de lo grotesco, como le ocurre a Donna María Barranco, madre y pronuba a la vez.

Con gloria se puede afirmar que el carácter de Mamma Barranco es la gran creación de Laferrère, constituyendo un modelo insuperable de sencillez, verdad, graciosa frescura.

El día después de la primera actuación, que tuvo lugar el 24 de abril de 1908, escribió Juan Pablo Echagüe en La Nación:

– En mi opinión esta comedia, anoche representada por la compañía de los Modernos, es lo mejor de lo que Gregorio de Laferrère ha dado al escenario hasta la fecha-.

Y concluyó el artículo con este juicio:

– La comedia de Laferrère es una risa larga con una lágrima al final. En Casa Barranco, tanto en el escenario como en el drama íntimo de la viuda autoritaria, se cuela una anticipación de lo grotesco-.

Cabe señalar que si las primeras obras de Laferrère revelaron un talento teatral natural, Casa Barranco, también está la plenitud de la mejora técnica, en la creación progresiva de un clima detrás del cual la risa provocada por tal o cual personaje, por esta o esa situación sofoca la angustia y la amargura ante el choque de dos mundos, de dos sensibilidades distintas, como las de Donna María, una madre destemplada, y su hija Carmen; El primero cargado de egoísmo maternal destructivo y malentendido, y el otro por conflictos entre el deber filial y las aspiraciones de una vida digna y feliz.

Rocamora, Barroso, Pepa, de la galería dramática Laferrère, auténticos seres humanos aparecen en escena pero también por su plasticidad y consecuencia se despliegan armoniosamente a lo largo de los 2 actos de la obra.

 

Il Teatro Caminito di Buenos Aires, creato e diretto da Cecilio Madanes nel 1957 sorge
in una quartiere tipico della città, il più “italiano” vicino ad un porticciolo, nell omonima via che ispirò il celebre tango.

Al teatro Caminito sono state rappresentate opere di Goldoni, di Molière, García Lorca, Gozzi, Labiche, di classi argentini quali Laferrère e Nale Roxlo, di Shakespeare nonché commedie musicali latinoamericane e spagnole.

Ogni stagione è dedicata a un solo lavoro con una media di 100-140 rappresentazioni. Quotidianamente vengono dati due spettacoli (alle 20 e alle 22,30) per il periodo estivo
che va da Dicembre a Pasqua.

Il teatro Caminito ha 700 posti, e ha cómputo diverse tournée per l America Latina.

Per la prima volta propone in Europa un´opera di autore argentino, escenografía e costumi argentini, e attori italiani e regia del creatore del Teatro Caminito, Cecilio Madanes.

 

TRADUCCIÓN

El Teatro Caminito de Buenos Aires, creado y dirigido por Cecilio Madanes se inaugura en 1957 en un barrio típico de la ciudad, el más «italiano» cerca de un puerto deportivo, en la calle homónima que inspiró el famoso tango.

En el teatro Caminito han sido representadas obras de Goldoni, Molière, García Lorca, Gozzi, Labiche, clásicos argentinos como Laferrère y Nale Roxlo. También Shakespeare, y comedias musicales latinoamericanas y españolas.

Cada temporada se dedica a una sola obra, con un promedio de 100-140 representaciones. Se dan a diario dos espectáculos (a las 20h y a las 22:30h) durante el verano, que va desde diciembre hasta Semana Santa.

El teatro Caminito tiene 700 butacas, y ha realizado varias giras para América Latina.

Por primera vez ofrece en Europa una obra de un autor argentino, escenografía y vestuario argentino, actores italianos y dirigido por el creador del Teatro Caminito, Cecilio Madanes.

 

La mia sincera gratitud ne alle autorità italiane ed argentine, agl attori, collaboratori, tecnici e amici, alla stampa e agl abitanti della Via d Porta S. Pancrazio.

E soprattutto mio profondo riconoscimento al compianto amico Gigi (Luigi Campi) che cinque ann or sono, a Buenos Aires, ebbe l’idea d nvitarmi a Roma per creare un «Camnito Romano»

Cecilio Madanes

Teatro all´aperto: VIA DELLA PASSEGGIATA DEL GIANICOLO (Fontana Paola)
Te: 480.564 – 460.141

 

TRADUCCIÓN

Mi más sincero agradecimiento a las autoridades italianas y argentinas, a los actores, colaboradores, técnicos y amigos, a la prensa y a los habitantes de la Via d Porta S. Pancrazio.

Y sobre todo mi profundo reconocimiento al difunto amigo Gigi (Luigi Campi) que hace cinco años, en Buenos Aires, tuvo la idea de invitarme a Roma para crear un «Camnito Romano».

Cecilio Madanes

Teatro al aire libre: CAMINO DEL GIANICOLO PASEO (Fontana Paola)
Te: 480.564 – 460.141

 

FIGURINES

1. Sin Título

35 x 20.8 cm
13.77 x 8.18 in

 

Manuela

2. Manuela

35 x 21 cm
13.77 x 8.26 in

 

3. Manuela

35.5 x 20.8 cm
13.97 x 8.18 in

 

4. Carmen

35.5 x 20.4 cm
13.97 x 8.03 in

 

5. Petrona

35.6 x 21 cm
14.01 x 8.26 in

 

6. María

35.4 x 21 cm
13.93 x 8.26 in

 

7. Pepa

35 x 21 cm
13.77 x 8.26 in

 

8. María

35 x 21.2 cm
13.77 x 8.34 in

 

9. Pepa

35.7 x 21.4 cm
13.77 x 8.42 in

 

10. María

35.7 x 21.5 cm
14.05 x 8.46 in

 

11. Pepa

35.5 x 20.7 cm
13.97 x 8.14 in

 

12. Pepa

35.7 x 21 cm
13.97 x 8.26 in

 

EN ESCENA

Durante la representación

 

Saludos Final. Cecilio Madanes y Paola Borboni

 

PRENSA

La Nación
5 Agosto 1968

CECILIO MADANES HA ENCONTRADO EN ROMA UN NUEVO CAMINITO

Debajo de la foto: Cecilio Madanes conversa con nuestro redactor sobre sus impresiones de viaje y sus proyectos teatrales

Cecilio Madanes está de regreso en nuestra ciudad, después de una estadía de quince meses en Europa, tiempo durante el cual recorrió – en parte, claro está como turista, pero siempre presente en su ánimo de profesión, su devoción teatral – Francia, Israel, Gran Bretaña, Holanda, Bélgica, El Líbano, Grecia y, finalmente Italia. En este último país permaneció siete meses que en los planes del inquieto director de Caminito, de “metteur en scene” de brillantes espectáculos en el Colón, los escenarios italianos juegan ahora papel fundamental.

Recuerdos e impresiones de viaje se agolpan en sus declaraciones. Pero lo que nos dice con más entusiasmo es que están plenamente lanzados sus proyectos para inaugurar en la Capital italiana “Il Teatro Caminito di Roma”. Para ello ha encontrado el lugar ideal, en el Trastevere, parte de la urbe que encuentra parecida a la Boca, por su espíritu y sus modalidades, en un rincón del Gianicolo donde, después de tener otras cuatro posibilidades, dio, como en Caminito originario, con la calleja insuperable.

“El lugar es importante, desde luego – nos dice- pero aún más lo es que por este medio, este Caminito de Roma, podamos llevar al público italiano un conocimiento del teatro argentino. Pienso en una coproducción, al estilo de las cinematográficas, en la que yo sería el director y el elenco estaría formado por figuras italianas. ¿La obra? Mi ideal sería “Las de Barranco” de Laferrère, en la que, a pesar de su típica extracción argentina, encuentro un valor y un atractivo universales y, más de cerca, muy comprensible para el público italiano. Si contara con el apoyo oficial – espero ver en estos días al señor ministro de relaciones exteriores – después de Roma, donde la temporada podría iniciarse en abril, la compañía podría llevar nuestra obra a diversos festivales, como los que en verano se realizan en Verona, Taormina, Palermo, Spoleto y otras ciudades.

Si por cualquier causa no fuera posible poner en escena “Las de Barranco” me decidiría por “La zapatera prodigiosa” de García Lorca, otra de las obras que ocupó el escenario de Caminito”

Luego Madanes nos habla de sus proyectos en Buenos Aires. Ha adquirido los derechos de “Rosencrantz y Guildenstern han muerto” de Tom Stoppard, pieza que vio representada en Londres por el Aldwych Theatre, y también en París y que se está dando en Nueva York con extraordinario éxito.

Además, iniciará casi inmediatamente los preparativos para reaparecer en Caminito – ya ha hecho la presentación formal ante la Municipalidad – con “Sueño de una noche de verano” de Shakespeare, siempre y cuando pueda iniciarse la temporada en los primeros días de diciembre. Pues considera totalmente injustificado que, como ha ocurrido varias veces, inconvenientes de orden burocrático demoren el comienzo de funciones forzosamente limitadas por razones climáticas.

Entre sus muchas experiencias como espectador a través del largo período pasado en Europa, Cecilio Madanes destaca la excelencia del teatro británico, que por su perfección y, a la vez espíritu de renovación, considera a la cabeza del mundo entero.

Además de “Rosencrantz y Guildenstern han muerto”, ya mencionado, señala la impresión que le causaron “Much ado about nothing”, en la revolucionaria versión de Zeffirelli y con un conjunto insuperable del National Theatre: “As you like it” y “The taning of the shrew” y la labor brillante de los directores entre ellos Peter Hall y Peter Brooks.

En Francia advirtió la misma impecable manera de “conservatorio”, la dicción estupenda, la corrección en todo, pero nada de nuevo, o sea lo mismo que hace diez años, en ocasión de su anterior visita. Lo mejor allí: “La Tentación de San Antonio” dirigida por Bejard, con Jean Louis Barrault como protagonista.

En Italia lo impresionó “La Istruttoria” (“La investigación”), del alemán Peter Weiss, con nuevas formulas, que combinan con gran realismo, fotografías, proyecciones cinematográficas y la actuación “en vivo”.

El director fue Virginio Puecher, que ha montado óperas en nuestro Colón. Señala, además, que el teatro virtualmente no podría existir en Italia sin la enorme ayuda estatal de que goza y, llevada la conversación a la ópera, se refirió a las muy espectaculares – un poco “a lo Cecil B. Milles” – de las termas de Caracalla, donde vio una “Traviata” más bien pintoresca, que le hizo añorar la jerarquía de nuestro Colón, teatro que -fue enfático- se compara probablemente con los más importantes de Europa.

La mención del Teatro Habima – en hebreo – de Israel con un repertorio universal, con obras como “Tango”, “La pulga en la oreja” y también de autores israelíes, pone término a una conversación en la que se han mezclado un tanto desordenadamente, a pocas horas de su llegada, las impresiones que seguramente el destacado hombre de teatro decantará y aprovechará en su reincorporación a las lides teatrales locales, recibida con satisfacción, sin duda, por cuantos recuerden sus valiosas contribuciones al arte que cultiva.

 

Revista Gente
8 Agosto 1968

“CAMINITO” EN ITALIA

EL HOMBRE Y SU OBRA. Cecilio Madanes se fue hace 16 meses a Europa invitado por el Mozarteum. Después siguió a Medio Oriente, volvió a Europa, y en Italia, donde llegó por invitación de la compañía Editora Campi, organizó en una de las características calles de Roma, La Porta de San Pancracio, un teatro similar al Caminito porteño. Desde abril próximo, el Caminito italiano pondrá en escena obras argentinas e italianas sorprendiendo a los romanos y a los turistas con una idea nacida y desarrollada en nuestro país. En la foto, su creador, Cecilio Madanes en La Porta de San Pancracio.

 

Clarín
8 Agosto 1968

CAMINITO, UNA VENTANA DE AMÉRICA ABIERTA EN EUROPA

Todo comenzó una noche de 1965 en la Boca cuando Cecilio Madanes, en Caminito, cumplía su temporada con “La pérgola de las flores”.

Antes de comenzar la función nocturna, Ben Molar presentó al director a un caballero italiano, que de paso por Buenos Aires, deseaba ver el espectáculo. Era una persona extremadamente curiosa hasta tocar la indiscreción.

Hoy, Madanes confiesa que de momento hasta le molestó el afán inquisitivo del “signore” Campi empeñado en conocer desde el producido de taquilla hasta la instalación de luces.

Terminada la representación y a través de la cordialidad blanca de los manteles, las cosas cambiaron. Allí, en la cantina boquense, el insaciable inquisidor se transformó en Luigi Campi, el editor musical más importante de Italia, que entusiasmado instaba a Cecilio a recrear Caminito en Roma, asegurándole que podía ser un éxito.

Al despedirse quedaron amigos, aunque Madanes -pies siempre asentados en la tierra- tomara el ofrecimiento con beneficio de inventario. Muchos entusiasmos en una noche se aventan con el tiempo.

Ahora que Cecilio Madanes está de regreso de un largo viaje por Europa y Oriente, en la sobremesa de un almuerzo porteño nos cuenta el final de esa historia, que, como buen producto del teatro, está signada por el toque de lo mágico.

Hace unos meses mientras hacía compras en uno de los comercios “pop” de King’s Road en Londres, Madanes se encontró cara a cara con Campi. Entonces, y desde ese momento, el editor prácticamente lo secuestró llevándolo más que invitándolo a Roma, concertando entrevistas con autoridades, formando el equipo de producción, interesando actores.

En suma, transformándose en el propulsor de lo que el año próximo será una increíble realidad: Il Teatro Caminito di Roma, ubicado en una calleja de Trastevere y donde artistas italianos representarán “Las de Barranco”, de Gregorio de Laferrère, en una traducción especial que ya se está realizando.

Solo falta que Coltellacci, el extraordinario escenógrafo se reponga lo suficiente de una actual dolencia como para afrontar la decoración ambiental y la de la obra.

¿Teatro argentino en Italia, pues? Solamente para comenzar – ahora es Madanes quien habla – . En realidad Caminito di Roma será destinado a representar a la escena latinoamericana en Europa. Una ventana abierta en el Viejo Mundo, por donde aquel público podrá asomarse a nuestra dramaturgia. Brasil y Chile ya conocen a Caminito; es lógico que la inquietud me haya llevado más lejos.

El teatro es tan universal que abrigo la esperanza de que aún en italiano me entiendan cuando haga Laferrère. Ya he asumido el compromiso; únicamente me resta cumplirlo con dignidad.

-Eso se hará en Julio de 1969 añade Madanes-; antes he comprometido mi trabajo para cerrar la actual temporada del Colón con la puesta de “La Zapatera prodigiosa” y, por supuesto el próximo ciclo de “mi” Caminito donde ofreceré “Sueño de una noche de verano” en versión moderna.

Inmediatamente tendrá lugar el estreno en la calleja romana, para pasar luego a otros teatros al aire libre de la península, que incluirá la actuación del elenco en los clásicos festivales de verano.

Al lado de la foto: CECILIO MADANES, creador de Caminito en Buenos Aires lleva ahora su teatro a una calleja de Roma, abriendo la senda por la que la escena americana llegará a Europa.

 

El escenario y parte del público durante la primera función

La Prensa
9 Agosto 1966

EL TEATRO CAMINITO EN ROMA

Acaba de presentarse ante el público de la Capital de Italia, «Casa Barranco», adaptación y traducción de Mario Russo, Daniele Tedeschi y Cecilio Madanes, de la conocida obra de Gregrorio de Laferrere «Las de Barranco».

Cecilio Madanes, creador del Teatro Caminito de Buenos Aires en Roma, contó con un elenco de intérpretes cotizados dentro de la escena italiana, entre los que se destacan Paola Borboni, Violetta Chiarini, Luisa Tirinnanzi, Zuma Spinelli, Arnaldo Ninchi, Isa Danieli, Patrizia de Clara y Nino Scardina.

Otro argentino, Eduardo Lerchundi, es el autor de los bocetos de vestuario.

El espectáculo contó con el auspicio de la Embajada argentina en Italia, el Instituto Ítalo Lationamericano, la Comuna de Roma y los Ministerios del Turismo y el Espectáculo de Italia, y de Relaciones Exteriores de la Argentina.

La Dirección estuvo a cargo de Cecilio Madanes.

(De nuestra corresponsalía en Roma)

 

Violetta Chiarini interpreta a Carmen. Paola Borboni en el papel de Doña María.

 

Luisa Tirinnanzi (de espaldas), Isa Danieli y Paola Borboni. A la izquierda: Arnaldo Ninchi en el papel de Linares, Paola Borboni en el Donna María e Isa Danieli en el de Manuela.

 

El embajador argentino Francisco Ramos Mejía saluda a la primera actriz Paola Borboni después de la función.

 

Revista Argentina 26
Junio 1971

DEL RIACHUELO AL TIBER

De la Ribera al Riachuelo, modesto afluente del Plata, a las orillas del Tíber hay un largo trecho que salvó la capacidad creadora de Cecilio Madanes, quién, en 1957, fundó el teatro Caminito en una calleja de ese pintoresco barrio porteño que es la Boca, polo turístico de Buenos Aires, que asombra no sólo por el valor plástico de su colorido – grises infinitos de las chapas de zinc y agresivas pinceladas de la paleta de Quinquela Martin, el pintor boquense por excelencia -, sino también por la sensibilidad estética de su gente, que practica espontáneamente un ejemplar y, acaso, único en el mundo, mecenazgo popular.

Madanes, un inquieto hombre de arte y un organizador magnifico, creó el Teatro Caminito, un tablado al aire libre instalado en medio de una calle de sólo una cuadra, que Juan de Dios Filiberto había hecho famosa con un tango. Pero el barrio de la Boca lo adoptó. Durante una decena de temporadas, entre diciembre y abril. Más de quinientos mil espectadores venidos de los cuatro puntos cardinales de la ciudad y del mundo asistieron a las representaciones de alta calidad dramática y plástica que allí se ofrecieron. Noche a noche los vecinos de la Boca siguieron desde los balcones y ventanas de la calleja, con el mismo entusiasmo con que se va a un estreno, las peripecias de las piezas de Goldoni, Shakespeare, Molière, García Lorca, Laferrère, Nalé Roxlo, Gozzi y Labiche – entre otros – que integraron la cartelera exigente que se impuso el director.

Caminito, feliz coincidencia de una lúcida vocación dramática y de una fina disposición popular para el arte, trascendió de las fronteras modestas que lo encuadraban y como cosa genuina se adaptó a otras calles del mundo. Triunfó con “Una viuda difícil” de Nalé Roxlo, en el Largo de Boticario de Rio de Janeiro, y triunfó en la reciente temporada romana con “Las de Barranco” de Gregorio de Laferrère, en la Passegiata del Gianicolo.

La obra, clásica ya dentro de la producción dramática argentina del siglo, fue puesta en escena por Cecilio Madanes – que junto con Mario Russo y Daniele Tedeschi la tradujo y adaptó con el título “Casa Barranco”. El papel principal fue confiado a la actriz italiana Paola Borboni, a quien secundó un elenco integrado por destacados representantes del teatro peninsular. Los bocetos del vestuario y de la escenografía fueron realizados por los argentinos Eduardo Lerchundi y Miguel Ángel Lumaldo respectivamente.

 

Piazzale di Porta San Pancrazio en la actualidad

 

TESTIMONIO
Eduardo Lerchundi
Julio, 2018

 

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